Strategia Zero Covid: la strategia cinese, tra costi sommersi e propagandaTempo di lettura stimato: 11 min

🏆 Questo articolo ha vinto il Best Paper Award 2022 come miglior articolo divulgativo pubblicato sul nostro blog.

di Lorenzo Gagliardi e Greta Durante

Nonostante l’insorgenza di nuovi casi di Covid-19 nella Repubblica Popolare Cinese, la leadership cinese non intende cambiare strategia di contenimento della pandemia, detta Strategia Zero Covid. In questo articolo proveremo a spiegare questa reticenza alla luce di un fenomeno comportamentale: la fallacia dei costi sommersi.

Cos’è questa Zero Covid Policy?

Test di massa obbligatori, isolamento anche dei casi più lievi dell’infezione e/o degli asintomatici, lockdown estesi e tracciamento di positivi attraverso l’utilizzo di app imposte dal governo di Pechino. La strategia Zero Covid (Chik, 2022), secondo i dati nazionali, parrebbe finora aver contenuto il virus, ma ciò di cui siamo sicuramente a conoscenza è la gravità dei disagi venutisi a creare a seguito di queste misure restrittive: basti pensare alla situazione in cui da ormai settimane versa la città di Shanghai, determinando una minaccia per l’intera catena di approvvigionamento cinese, o ricordare i lockdown della fine dello scorso anno nella città di Xian. Liang Wannian, capo del gruppo di esperti assoldato dalla Commissione Sanitaria Nazionale, in riferimento alla Zero Covid strategy affermava che “la mobilità e la comodità di pochi individui vengono compromesse al fine di assicurare una certa normalità a tutto il resto del Paese”.

Nonostante l’efficacia di questa policy divida la comunità scientifica cinese, lo scorso 13 aprile, il Presidente Xi Jinping ha ribadito la volontà (Xinhua, 2022) di perseguire la politica affermando che “il lavoro di prevenzione e controllo non può essere rilassato”. A supportare la decisione del Presidente della Repubblica Popolare Cinese (RPC) sarebbero stati una serie di studi nazionali, tra i quali figura uno dei più recenti (Lau, 2021) condotto dal dipartimento di matematica dell’Università di Pechino. Lo studio si era espresso a sfavore riguardo a un potenziale allentamento delle restrizioni durante il periodo del Capodanno Cinese, paventando una situazione di 630.000 infezioni da Covid-19 al giorno.

Quale potrebbe essere, dunque, una possibile alternativa alla strategia cinese di contenimento del virus? Secondo i ricercatori, la Cina avrebbe bisogno di un utilizzo diversificato di farmaci, di una maggiore capienza all’interno degli ospedali in termini di posti letto, nonché di una migliore copertura vaccinale (Xinwen, 2021), favorita dallo sviluppo di un nuovo vaccino a m-Rna, diverso da quelli precedentemente prodotti e più simile ai sieri occidentali Pfizer-BioNtech e Moderna.

Il fallimento della Strategia Zero Covid

Ci si potrebbe chiedere a questo punto il motivo per cui altri Paesi, pur attenendosi a una strategia Zero Covid, non abbiano subito le stesse conseguenze, in termini di contagi, della RPC. L’isola di Taiwan, ad esempio, continua ad attestare casi d’infezione su numeri piuttosto bassi, con una media settimanale di 1513 casi (Taiwan Centers for Disease Control, 2022) nel momento in cui scriviamo  (21/04/2022). Quindi, nonostante la strategia perseguita sia la medesima, il modo in cui questa policy viene attuata nei due Paesi differisce.

Come sappiamo, infatti, il governo cinese, sin dall’inizio della pandemia ha sempre imposto stringenti lockdown, a differenza di quello di Taiwan, il quale, tranne nell’ondata di maggio-giugno scorso, non ha mai ordinato la chiusura delle attività commerciali e produttive. Nell’isola, inoltre, la campagna vaccinale prosegue (quasi l’intera popolazione ha ricevuto almeno una dose (Taiwan Food and Drug Administration, 2022) di sieri prodotti in Occidente, mentre la fascia di individui più deboli a gennaio 2022 riceveva già una terza somministrazione; Lamperti, 2022); sulla terraferma, d’altra parte, nonostante l’88,6% della popolazione (Ritchie, 2022; dato fino al 21 aprile c.a.) abbia ricevuto l’inoculazione di sieri vaccinali a firma Sinovac e Sinopharm, la campagna vaccinale si è dimostrata piuttosto inefficace (Mallapaty, 2021) soprattutto contro le varianti del Covid-19.

Fonte: Our World in Data (2022)

Squadra che… perde non si cambia, perché?

Naturalmente, le ragioni per cui Xi Jinping non intende cambiare strategia sono diverse, ma proviamo a immaginare la situazione decisionale che si trova ad affrontare il Paese in un momento di crisi profonda. In termini di numero di morti (4700 nel momento in cui scriviamo, 21/04/22; Ritchie, 2022),  la strategia Zero Covid parrebbe essere stata un successo: secondo alcuni esperti (Huang, 2022), tale esito positivo ha fornito al Paese l’occasione per una sorta di rebranding del governo, che si è così guadagnata il ruolo di Global Health Leader (Hernández, 2020).

Un orgoglio così forte, tuttavia, comporta anche un rilevante attaccamento emotivo e ideologico alla strategia, che a sua volta rincara gli switching costs, ossia i costi di transizione. Il rischio, infatti, è che dopo avere investito ingenti quantità di risorse, sia economiche (i continui lockdown hanno paralizzato difatti le supply chain su scala globale) sia simboliche (in termini di reputazione e propaganda), diventi troppo complesso cambiare il cavallo vincente, anche quando ormai è chiaro che sta perdendo.

La fallacia dei costi sommersi

Se questa scelta vi suona irrazionale, siete sulla strada giusta. In scienze comportamentali, il comportamento in cui si continua ad investire risorse in progetti rivelatisi fallimentari per onorare i costi sostenuti in passato è un bias cognitivo che il nome di fallacia dei costi sommersi (Thaler, 1980; ne abbiamo parlato su questo blog anche in questo articolo, ma più in generale, se volete scoprire cosa siano i bias cognitivi, ne abbiamo parlato qui). Si tratta di una violazione della teoria microeconomica classica, la quale prevede che i costi sostenuti in passato (per l’appunto, sommersi) non incidono sulle decisioni future.

Per fare un semplice esempio, immaginate di aver pagato un mese fa un caro abbonamento per una palestra, ma di aver perso dopo poco tempo voglia di fare attività fisica. Nonostante la vostra mancanza di voglia, vi recate comunque in palestra, perché se non lo faceste sentireste di aver sprecato soldi.

Ecco, secondo la teoria della razionalità, se non vi va di andare in palestra oggi, non dovreste andarci a prescindere dai soldi che avete speso un mesetto fa. Xi Jinping si trova attualmente in una simile situazione decisionale: cambiare rotta significherebbe non onorare i costi (reputazionali e materiali) sostenuti finora, e in un certo senso, “perdere la faccia”. Tuttavia, la conseguenza politica e organizzativa di questo errore cognitivo è nota in letteratura (Staw, 1976) come escalation of commitment, ossia un pattern di comportamento per cui le organizzazioni (come governi o aziende), seppur consapevoli delle scarse performance dei loro investimenti (politici o di business), continuano a prendere decisioni che rimangono coerenti con quelle infelici prese in passato.

Xi Jinping che ispeziona il laboratorio di semi di riso della baia di Yazhou.
Xi Jinping che ispeziona il laboratorio di semi di riso della baia di Yazhou. Foto della giornalista della Xinhua News Agency Xie Huanchi

A rendere ancora più complessa la scelta è l’importanza reputazionale ricoperta dalla strategia Zero Covid per la RPC. Sebbene già altri Paesi negli scorsi mesi si siano trovati in una simile situazione decisionale, dovendo di fatto affrontare le stesse fallacie logiche, il valore propagandistico del successo nella gestione pandemica (Qin & Hernández, 2021) è qualcosa di più specificamente cinese. Secondo Maria Repnikova (Deutsche Welle, 2022), un’esperta di comunicazione politica cinese della Georgia State University (US), Pechino ha finora usato la narrazione del “virus sconfitto” come un espediente per dare lustro al proprio Paese come l’unico al mondo ad aver domato l’emergenza, e risanare così l’immagine lesa dalle critiche occidentali sulle fasi iniziali della pandemia.

Difatti, come sostiene Ding Xueliang (Zhou, 2021), professore di scienze politiche della Hong Kong University of Science and Technology, il termine utilizzato dal governo per riferirsi alla strategia di contenimento (“零容忍” 战略, “líng róngrěn” zhànlüè, ossia strategia di “zero-tolleranza”) appartiene a un linguaggio più politico che scientifico, a rimarcare la natura propagandistica della lotta al virus. In tal senso, il bias in questione non sarebbe un “freddo” errore nel calcolo dei costi, ma si verificherebbe poiché ideologicamente motivato (Bénabou & Tirole, 2016).

È evidente come l’esito di questa escalation abbia gravi conseguenze economiche, come sostenuto anche dal Professore di Economia Industriale alla Nanjing University, Liu Zhibiao (Zhou, 2021), il quale afferma che la chiusura delle frontiere non è sostenibile sul lungo periodo e che la persecuzione di questa strategia metterà a serio rischio il modello di globalizzazione economica, a cui tra l’altro la RPC prende parte. Dello stesso avviso (Colarizi, 2022) è lo specialista di malattie infettive, Zhang Wenhong, il quale suggerisce che la strada giusta da percorrere sia quella di “tornare alla normalità e condividere il futuro con il resto del mondo”. Mettendo da parte gli investimenti passati, aggiungiamo noi.


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Bibliografia:

Chik, H. (2022, January 12). Mass testing, health codes, lockdowns: how China’s zero-Covid policy works. South China Morning Post.  (ultimo accesso 21/04/22)

Xinhua She (2022, April 13) Zhonghua Renmin Gongheguo Zhongyang Renmin Zhengfu (ultimo accesso 21/04/2022)

Lau, M. (2021, November 28). China risks ‘colossal Covid-19 outbreak’ by opening up, study finds. South China Morning Post. (ultimo accesso 21/04/22)

Xīnwén, Y. (2021, June 12).  Hangzhou guojia gaoxin jishu chanye kaifaqu guanliweiyuanhui. (ultimo accesso 21/04/2022)

Taiwan Centers for Disease Control (2022, April 18) ultimo accesso 21/04/22)

Taiwan Food and Drug Administration (2022) (ultimo accesso 21/04/22)

Lamperti, L. (2022, February 15). Covid-19, come Taiwan ha usato la tecnologia. Wired Italia. (ultimo accesso 21/04/22)

Ritchie, H. (2020, March 5). Coronavirus (COVID-19) Vaccinations. Our World in Data. (ultimo accesso 21/04/22)

Mallapaty, S. (2021, January 15) China COVID vaccine reports mixed results — what does that mean for the pandemic? Nature. (ultimo accesso 21/04/22)

Ritchie, H. (2022). COVID-19 Data Explorer. Our World in Data.

Huang, Y. (2022). The COVID-19 Pandemic and China’s Global Health Leadership (Council Special Report No. 92). Council On Foreign Relations.

Hernández, J. C. (2020, March 3). China Spins Coronavirus Crisis, Hailing Itself as a Global Leader. The New York Times. (ultimo accesso 21/04/2022)

Thaler, R. (1980). Toward a positive theory of consumer choice. Journal of Economic Behavior & Organization, 1(1), 39–60.

Staw, B. M. (1976). Knee-deep in the big muddy: a study of escalating commitment to a chosen course of action. Organizational Behavior and Human Performance, 16(1), 27–44.

Qin, A., & Hernández, J. C. (2021, January 14). A Year after Wuhan, China Tells a Tale of Triumph (and no mistakes). The New York Times. (ultimo accesso 21/04/2022)

Deutsche Welle (2022). Chinese propaganda reframes the coronavirus narrative. DW.COM. (ultimo accesso 21/04/2022)

Zhou, C. (2021, August 13). China’s zero Covid-19 approach sparks debate about long-term impact on economy. South China Morning Post. (ultimo accesso 21/04/2022)

Bénabou, R., & Tirole, J. (2016). Mindful Economics: The Production, Consumption, and Value of Beliefs. Journal of Economic Perspectives, 30(3), 141–164.

Colarizi, A. (2022, March 13). La via cinese alla guerra contro il Covid. China Files. (ultimo accesso 21/04/2022)

Gli autori

Lorenzo Gagliardi, nato a Cosenza nel 1995, è uno studente PhD in Methods and Models for Economic Decisions (Università degli Studi dell’Insubria). I suoi principali interessi sono le scienze comportamentali e la psicologia delle teorie del complotto. È anche il fondatore di “Non è la Zebra”, un progetto di divulgazione scientifica su Instagram.

Greta Durante, classe 1997, attualmente è una studentessa del Corso di Laurea Magistrale in Lingue, Società e Istituzioni della Cina Contemporanea all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Dal 2017, inoltre, è iscritta all’albo dei giornalisti pubblicisti. La sua passione per il Paese del Dragone e il giornalismo le forniscono l’opportunità di rimanere sempre aggiornata sulle vicende dell’Asia Orientale. Di recente ha iniziato a collaborare su Instagram con la pagina di divulgazione scientifica, Non è la Zebra.

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