Emozioni a Regola d’Arte: un’indagine su come la sezione aurea influenza la percezione e l’attivazione emotiva.Tempo di lettura stimato: 14 min

di Giuseppe Lovallo

Ogni giorno elaboriamo centinaia di migliaia di immagini: dai veloci reel sui social ai complessi e variegati scenari del mondo reale. Non appena apriamo gli occhi, il nostro cervello si mette all’opera per elaborare gli stimoli visivi che riceve e per aiutarci a orientarci nel nostro mondo. Si attiva una magnifica macchina biologica: i fotorecettori della retina inviano segnali ai nuclei talamici e da lì, a una fitta rete di aree della corteccia cerebrale. 

La maggior parte delle idee, sensazioni e percezioni che abbiamo si basano sulla vista ma poiché i meccanismi sottesi non sono immediatamente evidenti, tendiamo a darli per scontato, come il respirare o il camminare. Ma l’analisi visiva è uno dei processi più complessi, attraenti che il cervello compie ogni giorno. 

Tuttavia, c’è una domanda che da secoli affascina scienziati e artisti: perché alcune forme ci appaiono istintivamente più “giuste” o più “belle”? 

La scienza suggerisce che la bellezza non sia solo negli occhi di chi guarda, ma nell’esperienza di chi elabora l’informazione. Secondo la teoria della fluidità di elaborazione Reber et al. (2004), gli stimoli geometricamente armoniosi vengono decodificati dal nostro sistema percettivo con estrema facilità e rapidità. Questo risparmio energetico cognitivo, ovvero l’assenza di attrito nel processare la forma, viene interpretato dal cervello come un segnale positivo. Il risultato? Quella fluidità di calcolo neurale viene vissuta soggettivamente come un’autentica sensazione di piacere estetico.  

Inoltre, la ricerca moderna ci suggerisce che l’arte e l’estetica non sono semplici accessori culturali, ma necessità biologiche. Come evidenzivato dalla neuropsicologa Dahlia Zaidel (2010), la nostra capacità di elaborare stimoli simbolici e astratti è profondamente radicata nella nostra evoluzione, agendo come un segnale di “fitness” biologica e un collante sociale. Non si tratta solo di gusto: il nostro cervello è letteralmente cablato per l’estetica. 

Secondo gli studi sulla neuroplasticità di Demarin et al. (2016), l’esperienza del bello non coinvolge un solo “centro”, ma richiede una complessa integrazione tra i due emisferi cerebrali, attivando percorsi legati alla ricompensa nella corteccia orbitofrontale mediale. In altre parole, la bellezza “accende” il nostro cervello, modificandolo e potenziandolo. 

In questo scenario, la Sezione Aurea emerge come il “codice segreto” dell’armonia. Ma quanto siamo davvero consapevoli della sua influenza? Perché ci appare così intrinsecamente giusta e armoniosa?  

La risposta risiede nella struttura stessa della nostra mente. Se analizziamo questo fenomeno attraverso il celebre framework di Stanovich e West (2000) sulla distinzione tra processi cognitivi, emerge chiaramente come la preferenza per queste proporzioni operi prevalentemente a livello di Sistema 1. Si tratta di un’elaborazione rapida, intuitiva e automatica, che rientra in quelle che gli studiosi definiscono “valutazioni naturali”: il nostro cervello riconosce l’armonia estetica istantaneamente, senza alcuno sforzo conscio.  

Al contrario, il Sistema 2, la nostra componente analitica e riflessiva, interviene solo in un secondo momento, per esempio quando decidiamo di misurare matematicamente i rapporti per verificarne la precisione. In breve, l’attrazione per il rapporto aureo non è il frutto di un calcolo ragionato, ma un’euristica profonda radicata nel nostro sistema cognitivo più veloce e istintivo. 

Recenti evidenze sperimentali, come quelle proposte da Salera et al. (2024), aprono una prospettiva rivoluzionaria proprio sul tema. Attraverso l’uso di test neuropsicologici (come lo IAT – Implicit Association Test), è stato dimostrato che, anche quando non lo ammettiamo esplicitamente, il nostro cervello possiede una preferenza implicita e immediata per la sezione aurea, utilizzandola persino come parametro di “equità” nelle nostre interazioni economiche e sociali.

Un piccolo Pilot a supporto della tesi  

Lo scopo dell’indagine è quello di esplorare e indagare come questo rapporto matematico universale non sia semplicemente un concetto geometrico, ma un modulatore delle nostre risposte emotive e delle nostre scelte inconsce. 

Abbiamo creato un questionario online in cui venivano presentate alcune opere d’arte, successivamente venivano proposte alcune domande.  

Le opere nello specifico erano 6, 3 delle quali rispettavano le caratteristiche della Sezione Aurea (SA) e 3 no (controllo). Le opere sono state divise in 3 coppie; dopo ogni Opera il partecipante rispondeva alle domande sull’attivazione emotiva e per ogni coppia, l’ultima domanda era sempre “quale opera hai preferito maggiormente?” per misurare il gradimento. (FIG 1) 

(FIG 1)

Le Opere sono state selezionate in modo da essere più simili possibili per soggetto, colore e stile, cercando di limitare al massimo le possibili variabili e cercando di isolare il più possibile la Sezione Aurea come unica variabile. Nello specifico le coppie erano formate dalle seguenti opere: 1) Madonna aldobrandini, Raffaello (SA); 2) Madonna del cardellino, Raffaello (controllo); 3) The rough sea at akashi, Hiroshige (controllo); 4) La Grande Onda, Hokusai (SA); 5) Composizione con rosso giallo e blu, Mondria (SA); 6) composizione VIII, Theo Van Doesburg (controllo). (FIG 2) 

(FIG 2) 

Prima di procedere con il questionario veniva chiesto il proprio grado di conoscenza dell’arte: inesperti, amatori o professionisti. Al questionario hanno risposto 83 persone, la maggioranza tra 26-35 anni (57,8 %), per lo più Donne (56,6 %). Inoltre il 51,8 % dichiara di conoscere poco o niente di arte, il 44,6% è appassionato/conosce abbastanza e solo il 3,6 % si dichiara esperto, per tanto essendo così variegato il campione i risultati non subiscono l’influenza dell’expertise bias.

Risultati 

Il verdetto sul gradimento non lascia spazio all’interpretazioni: le Opere che rispettano i canoni della sezione aurea sono quelle che piacciono maggiormente. (FIG 3)

(FIG 3) 

Tra la prima e la seconda la preferenza è minima, una vittoria di misura. Già la preferenza dell’Opera 4 (SA) rispetto alla 3 (controllo) risulta più netta, ma la vittoria significativa in termini di preferenza è quella dell’opera 5 (SA) sulla sua rivale, l’opera 6 (controllo). 

Possiamo affermare che la sezione aurea ha agito come un nudge estetico. Con il termine nudge, si intende “una spinta gentile”, ovvero un qualsiasi elemento nell’architettura delle scelte, capace di orientare i nostri comportamenti in modo prevedibile, senza però proibire alcuna opzione o imporre sanzioni (Thaler & Sunstein, 2008). In senso tecnico, dunque, la sezione aurea agisce come un sofisticato nudge estetico poiché non ci obbliga a scegliere un prodotto, ma ne modifica la struttura visiva rendendolo intrinsecamente più attraente ai nostri occhi.

Sfruttando la nostra naturale predisposizione per l’armonia geometrica, il rapporto aureo funge da segnale silenzioso che guida la decisione verso l’opzione più fluida e più piacevole da elaborare. La nostra libertà di scelta rimane assoluta, ma la configurazione geometrica dello stimolo ‘spinge’ dolcemente la nostra preferenza, rendendo la bellezza la via di minor resistenza per il nostro sistema cognitivo. 

È interessante notare come la preferenza aumenta con l’astrazione e la complessità dell’opera, a conferma dell’ipotesi che in assenza di figure riconoscibili, la geometria aurea diventa un appiglio per il cervello. In breve, amiamo la sezione aurea perché permette alla nostra mente di scivolare sulle forme senza sforzo, regalandoci un istante di gratificante armonia visiva. 

Per quanto concerne l’attivazione emotiva riscontriamo che la Sezione Aurea non agisce come eccitante ma come un catalizzatore emotivo: amplifica e potenzia l’emozione intrinseca dell’opera. Nel “sacro” aumenta la calma, nelle opere dinamiche aumenta l’energia e nelle opere astratte aumenta la gradevolezza e l’ordine. Le opere SA non registrano le emozioni più positive ma le emozioni più intense, l’utente è come “catturato” dall’opera e dal suo significato.

Applicazioni 

Dunque, ora che conosciamo le potenzialità della Sezione Aurea come possiamo applicarle?  

Dai risultati è emerso che la Sezione Aurea aumenta l’ammirazione, sentimento che nel marketing è correlato alla percezione di valore, per tanto possiamo avvalerci della sezione aurea per creare Packaging di prodotti che vogliamo far percepire come più ‘lussuosi’ o di maggiore valore, piuttosto che utilizzare la SA come linea guida nella creazione di un Logo per un brand, un podcast o qualsiasi altro prodotto.  

Infatti, le scoperte di Dan Ariely e colleghi (2009) aprono prospettive rivoluzionarie per il cosiddetto Behavioral Pricing, ribaltando l’idea che il prezzo sia un dato puramente razionale. Sperimentalmente, Ariely ha dimostrato che una risposta emotiva intensa e coerente agisce come un potente stabilizzatore delle preferenze: quando il consumatore elabora un prodotto attraverso il canale emotivo (Sistema 1), la sua Willingness to Pay (quanto si è disposti a pagare) aumenta sensibilmente, mentre la sensibilità al prezzo diminuisce.  

Per i prodotti che integrano la Sezione Aurea, questo meccanismo è immediato. L’armonia geometrica non si limita a compiacere l’occhio, ma innesca un effetto framing del valore: la perfezione estetica viene inconsciamente processata come un segnale di qualità superiore e prestigio. In questo scenario, il prezzo elevato non è percepito come dolore per il consumatore ma diventa una conferma della natura premium dell’oggetto. In breve, l’estetica aurea giustifica il prezzo alto perché trasforma l’acquisto da un calcolo computazionale faticoso, attività tipica del Sistema 2, come analizzato da Estelami & Maxwell, 2003 in una scelta emotivamente certa, dove il valore percepito precede e domina il dato numerico. 

Nell’architettura digitale, la sezione aurea potrebbe essere una vera e propria mappa della navigazione cognitiva. Un’ipotesi è che posizionare i punti di contatto critici, come i pulsanti Call to action (prenota qui, acquista, chiama etc..), lungo la traiettoria della spirale aurea possa massimizzare l’efficacia dell’interfaccia. Questa intuizione trova un solido fondamento scientifico nei moderni studi di eye-tracking, che analizzano i visual paths (percorsi oculari) degli utenti per comprendere come l’attenzione si distribuisca sulla pagina (Novák et al., 2024;). 

Ricerche sulla gerarchia visiva dimostrano che il design guida lo sguardo attraverso percorsi predefiniti che riducono lo sforzo cognitivo (Eldesouky). Collocare una CTA sulla spirale aurea significa assecondare una traiettoria visiva naturale e armoniosa, aumentando drasticamente la fluibilità di elaborazione (Reber et al., 2004). Poiché, come dimostrato da Tractinsky et al. (2000), “ciò che è bello è percepito come più utilizzabile”, un’interfaccia che rispetta queste proporzioni geometriche non solo apparrebbe più intuitiva, ma predisporrebbe l’utente a un’interazione più fluida, trasformando l’armonia estetica in un potente acceleratore di click e conversioni. 

Stesso discorso, dunque per i contenuti social, creando thubnail seguendo la regola SA per rendere i contenuti più attrattivi.

Limiti & Conclusioni  

A questo punto è bene analizzare anche i limiti della nostra indagine, che appunto rimane una semplice indagine. 

Sebbene lo studio condotto da Salera et al. (2024) da cui siamo partiti, abbia messo in luce che la preferenza per la Sezione Aurea ha una natura implicita importante, i dati della nostra indagine sono self report, cioè si basano su atteggiamenti espliciti dichiarati. Perciò possiamo ragionarci e formulare ipotesi che necessitano di approfondimenti specifici, per esempio per le applicazioni suggerite. 

A questo si aggiunge, infatti, che lo strumento di raccolta dei dati era un questionario compilabile in qualsiasi momento che non garantisce un dato pulitissimo: se ho risposto magari mentre ascoltavo il mio brano preferito, la mia espressione emotiva potrebbe essere stata causata-collegata a quell’ascolto piuttosto che alla visione dell’Opera in questione.  

Ciononostante l’indagine conferma, come prevedibile del resto, quello che in letteratura era stato verificato e apre ad altre possibili applicazioni della Sezione Aurea ancora da vagliare. 

Nel mondo attuale così rumoroso la Sezione Aurea potrebbe essere uno strumento funzionale per gestire l’attenzione e il segnale emotivo.


✅ Revisione a cura di: Alessandro Bortolotti, Serena Iacobucci
✅ Editing a cura di: Sara Ferracci

Bibliografia  

Salera, C.; Vallebella, C.; Iosa, M.; Pecchinenda, A. Implicit and Explicit Preferences for Golden Ratio. Symmetry 2024, 16, 333. https://doi.org/10.3390/sym16030333 

Reber, R.; Schwartz, N.; Winkielman, P.; Processing Fluency and Aesthetic Pleasure: Is Beauty in the Perceiver’s Processing Experience? Personality and Social Psychology Review, 2004, 364-82; DOI:10.1207/s15327957pspr0804_3 

Zaidel DW. Art and brain: insights from neuropsychology, biology and evolution. J Anat. 2010 Feb;216(2):177-83. https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1469-7580.2009.01099.x  

Demarin V, Bedeković MR, Puretić MB, Pašić MB. Arts, Brain and Cognition. Psychiatr Danub. 2016 Dec;28(4):343-348. PMID: 27855424. 

Nudge. La spinta gentile (2008), Richard H. Thaler e Cass R. Sunstein 

Stanovich, E. K.; West, R. F.; Individual differences in reasoning: Implications for the rationality debate? 

Ariely, D.; Lee, L.; Amir, O.; In Search of Homo Economicus: Cognitive Noise and the Role of Emotion in Preference Consistency, 2009, Journal of Consumer Research 36(2):173-173, DOI:10.1086/597160 

Estelami, H.; Maxwell, S.; Introduction to special issue the behavioral aspects of pricing, 2006, Journal of Business Research 353– 354, https://doi.org/10.1016/S0148-2963(01)00229-6  

Novak, J. S.; Masner, J.; Benda, P.; Šimek, P.; Merunka, V.; (2024) Eye Tracking, Usability, and User Experience: A Systematic Review, International Journal of Human–Computer Interaction, 40:17, 4484-4500, DOI:10.1080/10447318.2023.2221600 

Eldesouky, D. F. B.; Visual Hierarchy and Mind Motion in Advertising Design;  

Tractinsky, N.; Katz, A.S.; Ikar, D.; What is beautiful is usable, 2000, Interacting with Computers 13, 127-145; DOI:10.1016/S0953-5438(00)00031-X 

L’autore 

Giuseppe Lovallo: ha conseguito la laurea magistrale in Psicologia Sociale, del Lavoro e delle Organizzazioni presso l’Università G. d’Annunzio di Chieti, con una tesi sul linguaggio e neuroleadership: come la comunicazione verbale e non verbale influenza la percezione della leadership. Successivamente ha conseguito il Master BEN in Economia comportamentale e Neuromarketing. Ha maturato esperienza nel settore delle Risorse Umane, attualmente svolge il tirocinio per l’abilitazione presso Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura dell’Ospedale San Carlo di Potenza. 

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